Archive for ◊ May, 2009 ◊

Author: Juana
• Sunday, May 17th, 2009

rude-granny1

Io non pretendo il tappeto rosso ogni volta che entro in un negozio. Tuttavia, non voglio neppure dovermi ritrovare a raccogliere la merce da terra ogni santa volta solo perché i cassieri l’hanno lanciata in uno scatto apparentemente incontrollato.

Ormai ne sono sicura. Mi ci sono voluti due mesi per capirlo, ma adesso lo so: i mancuniani sono fratelli dei viennesi. Gemelli.
A supporto di questa tesi intervengono mille e una analogie. Prima tra tutte l’insofferenza per gli stranieri, con una particolare predilezione – sempre insofferente – per gli italiani. I sorrisi si spengono, le facce si stirano e i movimenti diventano bruschi e meccanici appena un italiano apre bocca. Per chi, come me, e’ fortunatamente abituato agli inglesi meridionali, puo’ essere un piccolo choc.
E’ difficile farci il callo, con una tale cortesia. Direi quasi impossibile. Ogni volta ti senti pronto alla battaglia, varchi la porta del negozio, prendi cio’ che devi prendere, arrivi alla cassa e… ti spiazzano. Perche’ cio’ che ti eri aspettato dal cassiere – niente sacchetto, scontrino stracciato, soldi lanciati sul rullo – non e’ avvenuto. E’ avvenuto l’inaspettato. Cosa? Dipende. Ogni volta cambia.
L’epicentro della scortesia mancuniana e’ Salford, nel Salford Shopping City. Li’ e’ davvero un caso disperato: non si salva nessuno. Mentre altrove e’ possibile – di rado, molto di rado – trovare una commessa o una cassiera disposta a regalarti un sorriso esagerato – che ha, dunque, un significato forse piu’ grave del volto di pietra di tutti gli altri: ti sta prendendo per il culo – al Salford Shopping City nessuno, e sottolineo nessuno sorride. Eccetto, forse, la cassiera del Wilkinsons, ma e’ completamente pazza e sorride al mondo normale mentre vive in un mondo tutto suo.
E’ impossibile non sentirsi a disagio in quel centro commerciale. In ogni negozio, ad ogni cassa, c’e’ qualcuno disposto a lanciarti un’occhiata obliqua. A volte, invelenita. Oggi pomeriggio ho collezionato la bellezza di due saluti mancati, un’occhiata inceneritrice e uno scontrino posato nella mia mano con una forza tale da aver lasciato il buco. Se giro il palmo, posso ancora leggere Tesco tra la linea della vita e quella della fortuna.

Londra non e’ Inghilterra, e’ risaputo. Londra e’ un mondo a se’, Londra e’ tutto il mondo concentrato in nove anelli e centinaia di chilometri di Tube. Cercare a Londra un vero inglese e’ come estrapolare una singola goccia dall’oceano. Ci sono, e sono anche milioni, ma sono confusi in mezzo alla moltitudine che popola la capitale. Il resto e’ frutto dell’immigrazione. Culture diverse, Paesi diversi, mentalita’ diverse. E allora com’e’ possibile che tutti, in qualche modo, si siano adeguati al livello di politeness britannica richiesto dal Paese che li ospita?
Non lo nego: a Londra mi sono trovata male spesso. Un’incomprensione, un deliberato dispetto, ne ho vissute di ogni tipo. Eppure mai, mai mi sono sentita tanto a disagio come qui quando sono sola. In gruppo e’ piu’ facile: ridi, scherzi, te ne freghi. Li mandi mentalmente in bagno e passi oltre. Quando sei solo e’ diverso. Ti senti bersagliato in prima persona, e quel prodotto fatto volare intenzionalmente fuori dalla cassa e finito a terra non e’ piu’ un prodotto finito a terra ma il mezzo attraverso cui la persona che l’ha lanciato ti ha trasmesso la sua insofferenza. E’ la parola giusta: insofferenza. O forse sarebbe piu’ giusto parlare di superiorita’? Non lo so. A Londra incazzature simili sono state scatenate soltanto da certe tipologie di extracomunitari – tipologie “salvate” da altrettanti gesti umani da parte di persone appartenenti alla stessa etnia. Qui, citta’ in cui gli extracomunitari sono quasi un miraggio, ci pensano gli autoctoni. Come a Vienna. Soltanto, a Vienna ci rimasi per mia fortuna appena cinque giorni. Qui dovro’ restarci per un bel pezzo.

“Cosa succederebbe se prendessimo l’Italia, la ribaltassimo e cominciassimo a viaggiare verso Nord?”
E’ la domanda con la quale tento di spiegare a chi e’ a casa le mille differenze presenti all’interno del mio Paese adottivo. Perche’ la Gran Bretagna funziona all’inverso rispetto agli altri Paesi europei anche in questo: devi andare a Nord per notare lo stacco netto, drastico, quella differenza incredibile col Sud. Dall’accento, al modo di vivere, al fisico delle persone, all’igiene: nel nord della GB niente somiglia al sud.
Cio’ che a Londra si vede solo su una buona percentuale di donne di colore – quei chili esagerati che rendono loro difficile perfino il sedersi nei sedili della Tube o fare le scale per arrivare al binario – qui lo si trova nelle autoctone. Con l’aggiunta di vestiti catarifrangenti, scarpe da urlo – letteralmente – cerchietti con le lampadine, parrucche multiformi, accessori degni di un ballo in maschera. Impossibile non pensare al video di Lucy in the sky with diamonds mentre cammini per le strade del city centre il sabato sera.

Per chi ha avuto la fortuna di vivere nel sud e di conoscere gli inglesi del sud – con tutti i loro difetti, certo, ma mai cosi’ tanti – vivere a Manchester puo’ essere uno choc. La mente si ritrova improvvisamente a ragionare, soppesare, ponderare, e a chiedersi quale dei due tipi di inglesi conosciuti sia quello vero: la specie che il sabato sera va in giro vestita con lo smoking davanti e nuda sul retro, o la specie che veste con giacca e cravatta, che legge il giornale nella Tube e non si scompone mai? Difficile dirlo. Sono due tipologie di persone diverse, due gruppi separati, due mondi opposti. Chiusi entro i confini della stessa nazione.
La domanda che personalmente non posso fare a meno di pormi ogni santo giorno e’: come puo’ un Paese essere tanto diverso?
La risposta che mi do’ e’ una constatazione: gli inglesi (del sud) potrebbero porre lo stesso, identico quesito a me. Lo hanno fatto spesso e continueranno a farlo. E io continuero’ a proporre loro lo stesso paragone.

Author: Juana
• Tuesday, May 12th, 2009

feet

A volte capita di vedere cose talmente assurde, ma talmente surreali da uscirsene, per reazione, con una risata. E da non riuscire piu’ a fermarsi.
Dopo la cucina “addobbata” con mutande e calzini incrostati – i quali, tengo a precisare, dopo due giorni sono ancora li’! – ecco che ne spunta fuori un’altra: il lavandino del bagno pieno di pelle morta. Perche’ il mio coinquilino, vero narciso, ha ben pensato di liberarsi dei calli superflui con la lametta e di farceli vedere lasciandoli in bella mostra dove tutte possiamo notarli. Naturalmente sto parlando in senso ironico. Li ha lasciati li’ perche’ e’ una bestia e perche’, se ho ben capito come funziona il suo microcervello animale, li’ resteranno finche’ qualcuno a caso non pulira’ per l’ennesima volta il bagno.
Ora, la domanda piu’ urgente e’: dove lavarsi i denti stasera?
Seconda domanda: cosa devo aspettarmi dal domani?

Author: Juana
• Monday, May 11th, 2009

british-cloth-airer

Io pensavo che il massimo della follia nello smistamento del lavoro della lavatrice fossero gli stendipanni sospesi tanto in voga nei bagni delle case felsinee. Mi sbagliavo: quelli inglesi riescono a batterli.

Il segreto e’ partire dal basso. Giocarsi prima le ginocchia e poi la schiena, andando sempre piu’ su, fino al top del trabiccolo. Accompagnati, se possibile, da una dose generosa di parolacce. Ma questa e’ la parte facile. La parte complicata e’, infatti, capire come diavolo farlo star su senza che cada di fronte allo sbadiglio di un moscerino. Perche’ gli inglesi, ingegnosi, vogliono avere diverse possibilita’ di altezza, a seconda di cio’ che devono mettere ad asciugare. E cosi’ al centro di questo mirabolante esempio di alta ingegneria domestica c’e’ il segreto del suo equilibrio: una sorta di gancio che, a seconda delle necessita’, puo’ aggrapparsi piu’ in alto o piu’ in basso, decidendo l’altezza e il raggio di apertura dello stendipanni.
Difficile spiegarlo a parole. Io non lo avevo mai usato prima di stasera. E, infatti, fino ad un’ora fa ero ancora battezzata. Dopo aver steso la mia roba non lo ero piu’. Perche’, senza saperlo, sono partita dall’alto. E cosi’ mi sono ritrovata a dover fare contorsioni in stile Entrapment-K.Z.Jones per riuscire ad infilare tonnellate di calzini nei meandri di questo trabiccolo che m’e’ costato la bellezza di sette sterline.
Ed e’ il piu’ economico che ho visto. Ma, anche fosse costato venti sterline come gli altri, non sarebbe cambiato il risultato.

stendipanni-inglesi

Lo stendipanni ingegnoso non e’ l’unico esempio di complicatezza riscontrabile in terra d’Albione. La loro vita quotidiana e’ pregna di piccole cose volte a rallentarli nelle attivita’ piu’ banali. E gli stranieri, di rimando, vengono rallentati insieme a loro.
Il mito del bagno senza bidet e’ ormai trito e ritrito. E vero, ovviamente. Ma, ad essere sinceri, l’assenza di bidet diventa l’ultimo dei problemi quando ti ritrovi ad usare un lavandino per gnomi – coi rubinetti rigorosamente separati, chiaro! – in cui devi lavare una mano alla volta. E che dire, sempre per restare al bagno, degli sciacquoni perennemente insufficienti? La prima volta che ne vedi uno pensi al caso, la seconda volta alla sfiga, alla terza non hai dubbi sul fatto che siano recidivi. Restare tre ore a contemplare la cassetta in attesa che si ricarichi con il Glade che ti brucia i polmoni non e’ il sogno di una vita. Eppure bisogna farlo. Perche’ la pressione dell’acqua, in una cassetta sopraelevata di appena pochi centimetri rispetto al wc, e’ inesistente. E vogliamo parlare del famoso flush? Tutto il mondo – o quasi – usa il bottone. Gli inglesi, per distinguersi anche nel momento del bisogno, usano la leva. Non importa se una mano inesperta puo’ darle un affondo tale da sradicarla dalla sua base e ritrovarsi col galleggiante che preme impazzito contro il coperchio e tale leva che ciondola pietosamente verso il basso. Non importa se occorre mettercisi in due a sistemarla, poi. Loro il bottone non lo vogliono. Cosi’ come non vogliono installare nelle case le finestre intese come tali. Perfino quelle sono uniche e particolari, in Gran Bretagna. A ghigliottina, a spiraglio, a scorrimento oppure, massima concentrazione di pazzia, tutti e tre i tipi insieme. Le serrature, trattandosi di finestre a chiusura fuori dal comune, sono altrettanto stramnbe e richiedono a volte una laurea in ingegneria meccanica per essere sbloccate. E la pulizia di suddetta complicatezza vetrosa? Non scherziamo. Pulire? Le finestre? Naaa. Tanto, con tutta la pioggia che cade in GB, non ce ne e’ bisogno e non durerebbero molto. E poi, vedere il mondo attraverso una patina marrone ha il suo fascino.

In un Paese in cui piove tanto ci si aspetta che la gente che lo abita sia preparata all’acqua fin nei minimi dettagli. Pero’, per tornare al discorso del complicarsi la vita anche nelle piu’ piccole attivita’ quotidiane, non e’ cosi’. Prendiamo ad esempio gli ombrelli: che fine hanno fatto quei begli ombrelloni dal manico di legno simbolo degli uomini in cappotto e bombetta? Spariti. Oggi a farla da padroni sono gli ombrellini da borsetta. Con tutto cio’ che ne consegue. Gli ingegneri del paese della pioggia hanno deliberatamente evitato di trovare un prodotto in grado di combinare spazio ed efficienza: gli ombrelli in vendita qui sono perfino peggiori di quelli venduti dalla piu’ scalcinata bancarella italiana. Basta il soffio di uno starnuto per farli capottare. Ora, immaginate soltanto cosa possa accadere in un posto ventoso come Manchester con ombrelli di siffatta qualita’ e per quale motivo, prima ancora di esserlo per colpa dello stendipanni di cui sopra, io sia stata scomunicata al primo giorno di pioggia incontrato in questa citta’.